Pixie Tales
Racconto
Il Sacco Magico e la scopa di Saggina

Immagine scaricata da Pixabay (credit Misticartdesign). 

 

Una leggera nebbia avvolgeva il villaggio in un umido abbraccio. Sam si stropicciò gli occhi, il gallo aveva già cantato tre volte e come al solito era in ritardo.

Si vestì in fretta imbottendosi la casacca con del fieno asciutto per mantenere il calore, i campi dovevano essere preparati per l’arrivo della stagione invernale e il freddo era pungente. Prima di uscire si versò un boccale di birra e addentò del pane avanzato dal pasto precedente: sapeva già di muffa. Per camuffare il cattivo sapore lo inzuppò nel sugo dello stufato preparato da sua madre e lasciato a cucinarsi la notte sulle braci del focolare ormai spente.

Mentre si incamminava a passo svelto verso i campi si voltò a osservare la palizzata costruita a protezione del villaggio. Con l’arrivo della neve e l’accorciarsi delle giornate sarebbero aumentate anche le scorribande degli orchi. Fino a quel momento l’esercito regolare era riuscito a tenerli lontani dai confini del regno, ma ultimamente alla “Locanda dell’Orso Pazzo” sempre più forestieri riferivano di attacchi ai convogli mercantili e alle fattorie isolate lungo il confine.

Come tutti i ragazzi della sua età Sam sognava di impugnare una vera spada e di far parte dei cavalieri scelti del re. Raccolse un bastone da terra e si mise a far finta di duellare accanendosi contro i rami di una giovane quercia.

«Fossi in te mi darei una mossa!».

La voce squillante di Rosalba lo fece sussultare, gettò il bastone a terra e una vampata di calore gli salì dalle viscere fino a infiammargli il viso. Lentamente si voltò verso la figlia del padrone, una moretta dagli occhi di cerbiatto, un altro sogno proibito.

«Sam che hai, ti sei ingoiato la lingua?» lo incalzò lei, accompagnando le parole con un sorriso.

Sam non riusciva proprio a sostenere il suo sguardo; le umili origini del ragazzo non permettevano a quelli come lui di poter reggere un confronto.

«Stavo soltanto scaldandomi un po’…» provò a ribattere tenendo gli occhi bassi.

«Mio padre ti sta aspettando, e non è di buonumore oggi».

«Quando mai lo è…» mugugnò pensando di non essere sentito.

Lo sguardo severo della ragazza però non ammetteva dubbi, si era appena messo nei guai.

Balbettò delle scuse, Rosalba continuava a fissarlo accigliata mentre Sam era sempre più a disagio. All’improvviso il volto della figlia del padrone si distese e un sorriso sincero anticipò una fragorosa risata.

«Sei troppo divertente, avresti dovuto vedere la tua faccia».

Sam si sentì ancora più umiliato e le voltò le spalle senza ribattere.

«Ehi contadino, ti sto parlando! – gli gridò dietro – Fermati o dirò a mio padre cosa pensi di lui».

Sam alzò gli occhi al cielo, a quanto pareva l’arroganza di Rosalba andava di pari passo con la sua bellezza. Considerò l’idea di lasciarla starnazzare alle proprie spalle, quando uno schianto, proprio sopra la sua testa, attirò la sua attenzione.

Le urla di Rosalba si persero nel frastuono e nella visione di una palla di fuoco che sfrecciò a tutta velocità fino a schiantarsi contro un albero a pochi passi da lui. L’onda d’urto e il calore sprigionato dalle fiamme lo scaraventarono all’indietro, gli occhi frizzavano e lacrimavano tanto da non riuscire a tenerli aperti, la gola era secca e Sam faceva fatica a respirare. Cominciò a tossire, il fumo gli impediva di orientarsi.

Qualcosa lo afferrò per un braccio e lo strattonò con violenza. Era troppo stordito per reagire e, come spinto dall’istinto di sopravvivenza, si lasciò trascinare via. Presto l’aria divenne respirabile e due meravigliosi occhi color nocciola lo osservavano da vicino.

«Stai bene?» domandò Rosalba spaventata.

«Sì, niente di rotto credo» rispose Sam tra un colpo di tosse e l’altro mentre si tastava il corpo dolente.

«Cosa è stato?» continuò lei.

«Sembrava una stella caduta dal cielo».

Un tremendo ruggito li riportò a fare i conti con la realtà. Le loro teste si volsero verso l’alto e un enorme drago nero si lanciò in picchiata proprio dietro un colle poco distante. 

Un altro lampo e una nuova esplosione squarciarono quella mattina, che sembrava cominciata come tutte le altre. Sam se la stava per fare addosso ma la presenza di Rosalba che gli stringeva il braccio lo aiutò a mantenere la freddezza necessaria.

«Quello era un… un drago!».

L’arroganza della ragazza aveva lasciato il posto a un volto cinereo e spaurito. Sam attinse il coraggio che non aveva mai avuto da quegli occhi supplicanti e prese l’iniziativa.

«Sì, era un drago. Cosa ci faccia qui non lo so nemmeno io, gli ultimi avvistamenti risalgono a centinaia di primavere fa. Adesso devo avvertire il capo villaggio e il re, tu corri alla fattoria e porta in salvo tuo padre».

Il suo era un ordine ma Rosalba lo sorprese per la seconda volta quel giorno: «Tu non vai da nessuna parte senza di me!».

Le dita affusolate si strinsero ancora di più al suo braccio in una morsa di ferro. Non c’era tempo da perdere in inutili discussioni e Sam annuì con la testa.

«Va bene, andiamo prima da tuo padre».

In cambio ricevette un abbraccio sincero che lo fece arrossire, nonostante la gravità della situazione.

«Ma perché ce l’aveva con noi?».

«Non ci stava attaccando, altrimenti non saremmo qui a parlarne; eravamo nel posto sbagliato al momento sbagliato».

«Se non eravamo noi il suo obiettivo, chissà quale sarà stato».

«Incamminiamoci, forse lo scopriremo presto».

 

Superato il colle che li divideva dalla fattoria rimasero impietriti dallo spettacolo che si presentò davanti ai loro increduli occhi. Il drago nero era a terra, in piedi sulle zampe posteriori e sbatteva violentemente le ali. A una cinquantina di passi, circondato da alberi in fiamme, un ammasso di rottami veniva utilizzato come riparo da una strana figura vestita di rosso e da dodici animali grandi come cavalli e con lunghe corna robuste e frastagliate.

Sam lanciò un’occhiata a Rosalba, che con mano tremante indicò il dorso del drago: una figura ammantata in vesti scure come la creatura che cavalcava agitava un bastone ricurvo che brillava di una luce azzurrognola.

«Ti prego, portami via» lo supplicò la ragazza.

«Dobbiamo aiutarlo!».

Sam non aveva mai tollerato i prepotenti e si era subito schierato dalla parte del pover’uomo vestito di rosso, un ciccione dalla lunga barba e folti capelli canuti tutti arruffati.

«Tu sei pazzo!» Rosalba cominciò a strattonarlo.

«Sei tu a non capire. Se un mago dalle vesti nere e un drago danno la caccia a qualcuno, significa che quella persona ha molta importanza. C’è una guerra in corso con la Torre del Potere e se questa è la mia unica possibilità di fare qualcosa per aiutare il regno, ebbene la farò al costo della mia stessa vita».

«Non sapevo gli eroi fossero così stupidi – gli sbraitò lei di rimando – Come pensi di aiutare quel vecchio? Al massimo gli garantirai qualche battito di cuore in più. E chi ti dice che quello strano tipo non sia un berserker, guarda come è peloso, gli si vedono soltanto gli occhi!».

«È vero, lo sembra, ma gli occhi non mentono mai e il suo sguardo è buono».

Sam non si curò delle proteste di Rosalba e cominciò a strisciare verso la creatura alata, senza avere la più pallida idea di cosa fare.

Man mano che si avvicinava alla lunga coda del drago, la consapevolezza di star facendo un errore e di rischiare inutilmente la vita bloccò ogni muscolo del suo corpo. Volse lo sguardo a destra e a manca per cercare un nascondiglio ma l’unica copertura nel raggio di trecento passi era soltanto l’erba alta che lo nascondeva alla vista, ma non lo riparava certo dal pericolo.

Ormai era troppo tardi per tornare indietro. Preso dal panico guardò nel punto in cui si era separato da Rosalba, ma lei non era più lì ad aspettarlo; sperò che fosse corsa al villaggio a chiamare rinforzi.

Una voce tuonante lo destò dai propri pensieri e quanto ascoltò non fece che rafforzare la volontà di aiutare lo strano personaggio.

«Consegnami quel sacco e ti lascerò libero di tornare nel tuo mondo». L’eco della voce amplificata dalla magia rimbombò nella vallata. «Un tuo rifiuto non sarà tollerato e non potrai fare niente per impedirmi di prendermelo con la forza».

Sam trattenne il respiro ancora più curioso di sapere chi fosse davvero quel vecchio dalla pancia prominente e di quale sacco stessero discutendo.

Trascorse in silenzio un tempo che sembrava interminabile, interrotto soltanto dal respiro rumoroso del drago.

«Non posso, i bambini della Terra mi stanno aspettando, non li ho mai delusi e non comincerò certo questo inverno».

La voce del vecchio dalle vesti di un rosso raggiante era ferma e decisa, nonostante il terrore vibrasse nelle sue corde vocali.

«Allora ti farò arrostire dal mio drago insieme ai tuoi fastidiosi animali».

«Questo sacco è magico, non lo nego, ma non come credete tu o il tuo Ordine – ribatté coraggiosamente – Ha il potere di contenere tutti i giochi per consegnare esattamente l’oggetto corrispondente al bambino che visito. Lasciami andare! Non c’è niente in questo sacco che possa servire ai vostri malvagi scopi».

Sam ascoltò impietrito: Terra; giochi; sacco magico… di cosa stavano parlando? Il ruggito della creatura lo fece scattare come una molla, ma cosa poteva fare un contadino disarmato contro un drago e il suo oscuro cavaliere? Mille pensieri gli balenavano in mente, aveva poco tempo a disposizione prima che il drago attaccasse; anzi chissà come mai ci stava mettendo così tanto a finire quello strano vecchio. Forse, rifletté, il mago temeva di distruggere il sacco magico e per questo temporeggiava indeciso sul da farsi, tanto il vecchio ormai non aveva più scampo.

Si osservò intorno, le scaglie nere della creatura leggendaria parevano risucchiare ogni forma di luce, poteva sentire il vento prodotto dallo sferzare delle immense ali sul suo viso sudato. La coda scattava nervosa e Sam rischiò di essere schiacciato in un paio di occasioni.

Finalmente un’idea si fece largo nella sua testa, era assurda ma poteva funzionare; d’altronde non aveva molte altre alternative. Raggiunse un salice piangente alla sua destra e, nascosto dalle fronde cadenti, si arrampicò fino a spuntare dalla cima dell’albero. La parte superiore della coda del drago era vicina, non così da poterla raggiungere con un salto, però se la creatura avesse fatto un passo indietro… 

Di nuovo cercò Rosalba con lo sguardo, se proprio doveva morire gli sarebbe piaciuto farlo da eroe sotto gli occhi della ragazza dei suoi sogni; invece era da solo e da solo sarebbe perito.

Improvvisamente il mago sollevò il bastone e, come se rispondesse a un suo comando, il drago aprì le fauci e soffiò un’altra palla di fuoco che spazzò via quel che rimaneva del carro.

Una volta dissoltosi il fumo, Sam poté osservare meglio quello strano personaggio. Era molto alto di statura e di corporatura robusta e una nera cintura divideva degli strani pantaloni da un tipo di giacca che non aveva mai visto, entrambi dello stesso colore. Anche le calzature erano diverse da quelle comuni. Non riusciva a capire a quale animale appartenessero quelle pelli lisce dal colore rosso sgargiante, forse a qualche creatura presente solo sulla Terra. Notò che nella mano destra stringeva un bizzarro cappello a punta, anch’esso rosso; con la sinistra teneva dietro la spalla un grosso sacco marrone.

Il vecchio non si era lasciato intimidire dal fuoco e avanzava verso il mago pronto ad affrontare il proprio destino. Sam non poté fare altro che provare rispetto ed empatia per lui e si concentrò sulla coda guizzante del drago aspettando l’occasione giusta, quando accadde qualcosa d’inaspettato.

Il mago aveva alzato il bastone ricurvo indicando il vecchio che lo fronteggiava, ma il drago gli si rivolse contro quasi cercando di morderlo con le grosse zanne. Il bastone ricurvo brillò creando una specie di scudo e subito dopo la creatura sputafuoco venne percorsa da tremiti e indietreggiò ringhiando di dolore. Sam non si tirò indietro, prese la mira e si lanciò nel vuoto. Le scaglie erano dure come la pietra e l’impatto fu talmente doloroso da togliergli il fiato. Cominciò a scivolare verso il basso escoriandosi mani, braccia e gambe mentre disperato cercava di aggrapparsi a qualsiasi appiglio gli capitasse a tiro. Alla fine trovò un appoggio su una scaglia più sporgente delle altre e faticosamente cominciò a risalire verso il dorso della creatura, che sembrava non essersi accorto di niente.

Il vecchio era fermo a meno di dieci passi da loro e il mago continuava a gridargli di lasciare il sacco e andarsene in pace. Questo permise a Sam di avvicinarsi al nemico. Era quasi a portata di braccio quando il muso del drago si voltò di scatto e le sue iridi grandi come una zucca e gialle come quelle di un gatto nella notte si fissarono nei suoi occhi. Il gelo si impossessò delle sue membra e stava quasi per perdere l’appoggio, quando la creatura tornò a concentrarsi sul vecchio come se nulla fosse. Sam pensò che quella doveva essere davvero la sua giornata fortunata, oppure che il drago avesse di proposito fatto finta di non vederlo. Come un fulmine a ciel sereno, ebbe un’illuminazione: non sarebbe stato solo in quella battaglia!

Senza pensarci due volte si gettò sul mago cercando di sopraffarlo. Quest’ultimo si rivelò molto più forte di quanto Sam avesse mai potuto immaginare, con una mossa fulminea si liberò di lui e alzò il bastone per colpirlo. Proprio quando Sam credeva tutto fosse perduto, le fauci del drago scattarono verso il bastone del mago. Un’esplosione mandò in frantumi le speranze del ragazzo, la creatura ringhiò di dolore e cominciò a dibattersi facendogli perdere l’equilibrio. Sam riuscì ad afferrare il mantello dell’avversario e a trascinarlo giù insieme a lui.

La caduta fu brutta, sentì un crac e un dolore lancinante al braccio sinistro che penzolava inerte lungo il suo fianco; quasi svenne dal dolore. Disperato, si rese conto che il drago stava fuggendo via lontano, era già in volo emettendo sinistri borbottii.

Sam scosse la testa, aveva sperato nel suo aiuto, ma non poteva biasimarlo: era già tanto che non li avesse uccisi entrambi una volta liberato dal controllo del padrone.

Nella confusione aveva perso di vista il mago, cercò di rimettersi in piedi ma anche il ginocchio destro faceva dannatamente male. Fece appena a tempo ad aprire gli occhi, prima di ricevere una bastonata sul braccio ferito. Una scossa percorse il suo corpo e urlò di dolore.

«Così impari a impicciarti in affari più grandi di te – il mago oscuro lo sovrastava e il bastone ricurvo brillava di una malsana luce violacea – Preparati a morire!».

«Lascialo stare e ti consegnerò il sacco!» urlò il vecchio con la voce affannata, dopo la corsa per raggiungere il ragazzo.

Si mise di fianco a Sam e buttò il sacco a terra. Sam provò un senso di gratitudine per il gesto del vecchio, ben sapendo fosse stato del tutto inutile.

Il mago ghignò e afferrò il prezioso sacco, sempre tenendoli d’occhio. Quando estrasse un oggetto avvolto da una strana carta colorata da alberi verdi, neve e cose strane che sembravano pupazzi di neve, fulminò il vecchio con lo sguardo.

«Che significa? Dove è l’oro che ho desiderato tanto da aprire un portale tra i due mondi, attraversarlo e catturarti? Ho perso ben tre primavere dietro a questo piano».

Il vecchio gli rise in faccia emettendo una grassa risata, così particolare che Sam non l’avrebbe dimenticata per il resto della sua vita.

«Ti avevo avvertito, quello è un regalo di Natale, in particolare è un regalo per questo coraggioso giovanotto. Visto che è qui davanti a noi e tu hai frugato nel sacco, il sacco magico lo ha confezionato e preparato per la consegna… su, cosa aspetti a darglielo?».

Sam sgranò gli occhi, il servo della Torre del Potere non l’avrebbe presa bene, il vecchio avrebbe potuto risparmiarsi di schernirlo. Chiuse gli occhi e sospirò preparandosi al peggio. La reazione rabbiosa non si fece attendere: il mago scaraventò il pacchetto contro Sam e puntò il bastone verso di loro. L’energia si accumulò formando una sfera di luce pronta ad annientarli, quando una voce emerse dal nulla.

«Lasciali stare bastardo!».

Era la voce di Rosalba. Un tonfo sordo seguì quelle poche parole, una pietra aveva centrato la testa del mago distraendolo da loro.

«Presto, scarta il pacchetto» gli sibilò il vecchio.

Sam non sapeva da dove cominciare e con un braccio solo non riusciva nemmeno a tenere in mano la confezione.

«Lascia fare a me!».

Il vecchio gli prese quella strana scatola colorata dalla mano e cominciò a strappare carta e cartone fino a ritrovarsi fra le dita una lucente e affilata spada d’acciaio.

«Ma… è proprio come quella dei miei sogni!» esclamò Sam stupito.

«Beh, immagino qui non esistano letterine di Natale e il sacco, beh, si è arrangiato».

Di nuovo quella risata, che scaldò il cuore al giovane; afferrò l’elsa dell’arma con la mano del braccio ancora sano. Nel frattempo il mago era bersagliato dai sassi e scagliava fulmini magici a caso cercando di colpire Rosalba. Sam si mise faticosamente in piedi, sostenendo il proprio peso con la spada. Quel piccolo sforzo lo fece sudare copiosamente, era molto debole e il braccio rotto gli doleva alla minima sollecitazione.

Quando il grido di dolore della ragazza giunse alle sue orecchie, tutte le incertezze si dissolsero in un battito di ciglia. Impugnò la spada stringendo l’elsa e quando il mago tornò a rivolgere la propria attenzione verso di loro, Sam notò compiaciuto lo sgomento spegnere il ghigno malefico del nemico non appena lo vide armato. Con le ultime energie rimaste caricò a testa bassa con la punta dell’arma protesa in avanti, il mago indietreggiò scagliando un fulmine dall’estremità ricurva del bastone. Quella doveva proprio essere la sua giornata fortunata perché a Sam cedette il ginocchio malandato e si sbilanciò nel momento in cui il fulmine destinato alla sua testa passò sopra di lui, schiantandosi poco più avanti; se la cavò con qualche capello bruciacchiato. Il servo del Male era lì a portata di spada e stava per scagliare un secondo fulmine, quando il vecchio si mise nel mezzo con la sua espressione bonaria.

«Su su, è Natale per tutti; guarda c’è un regalo anche per te!».

La risata caratteristica echeggiò per la valle mentre tirava fuori dal sacco appena recuperato un pacchetto color argento.

Sam approfittò della distrazione del nemico per affondare la spada crollandogli addosso con tutto il proprio peso. Poteva sentire il respiro dell’uomo farsi più rantolante, fino a spegnersi del tutto.

«Ben fatto ragazzo! Anche se sono contro ogni tipo di violenza, quando ci vuole ci vuole!» sentenziò il vecchio aiutandolo a mettersi a sedere.

«Ti prego soccorri Rosalba, se le fosse successo qualcosa io… io…».

«Tu cosa?».

I begli occhi da cerbiatta si fissarono nei suoi e subito il cuore di Sam riprese a battere più forte.

«Io… ehm niente, grazie per avermi salvato la vita. Sei ferita?».

«Sei un idiota! Avresti potuto morire. E io lo stesso, anche se me la sono cavata con una semplice scottatura – lo guardò accigliata – Ma sei anche l’uomo più coraggioso che abbia mai conosciuto e racconterò a tutti la tua impresa, diventerai un eroe e potrai coronare il sogno di far parte dei cavalieri del re».

Lacrime di gratitudine si affollarono agli angoli degli occhi del giovane.

«Ehm, scusate se interrompo questo idillio; io dovrei riprendere il mio viaggio, anzi sono parecchio in ritardo».

Il vecchio dalle rosse vesti si avvicinò tendendo loro la mano.

«Chi sei e da dove vieni?» Domandò Rosalba incuriosita.

«Vengo da un altro pianeta, o un’altra dimensione, non lo so nemmeno io. Mi conoscono tutti come Babbo Natale e ogni inverno volo di casa in casa per portare un regalo e un sorriso a ciascun bimbo. Per questo devo partire, non posso lasciare i bambini senza il loro regalo».

«Capisco – disse Rosalba – è stato bello conoscerti e mi piacerebbe che questa tradizione appartenesse anche al nostro mondo».

«Perché no mia dolce Rosalba, è solo credendo davvero nei propri sogni che questi potranno, un giorno, avverarsi. A proposito, il mio sacco ha un regalo anche per te…».

Sam osservò Rosalba afferrare il dono e aprirlo lentamente. Entrambi rimasero sconcertati dal contenuto: una scopa di saggina! Subito Sam si voltò verso Babbo Natale per una spiegazione, ma il vecchio aveva già raggiunto i suoi animali e, sacco in spalla, era montato sopra la creatura dalle corna più imponenti spiccando il volo, seguito dal resto del branco.

 

Rosalba accompagnò Sam dal guaritore del villaggio e appena si fu sincerata che si sarebbe preso cura di lui, corse dalla propria famiglia a raccontare tutto. Con grande sgomento della fanciulla, suo padre la derise e lo stesso fecero tutte le autorità del villaggio e dei paesi limitrofi a cui domandò udienza.

Stanca e frustrata tornò da Sam, quando ormai era guarito. Anche lui aveva provato a descrivere le proprie gesta, ricevendo in cambio soltanto sberleffi. Le uniche cose rimaste a testimonianza di quella fantastica avventura erano una spada di acciaio di pregevole fattura e una vecchia scopa di saggina. Nessuno però poté togliere loro l’amore che quel giorno aveva preso vita nei loro cuori.

Rosalba chiese a Sam di sposarlo e scappare con lei; lui accettò senza nemmeno pensarci.

Viaggiarono per il regno in lungo e in largo raccontando a tutti i bambini la storia di Babbo Natale e di come avevano sconfitto il mago oscuro e il suo malvagio drago.

 

Vissero felici fino alla vecchiaia quando Sam, dopo una brutta malattia, lasciò vedova Rosalba. La donna si sentiva sola e piangeva ogni giorno la scomparsa del suo amato. La spada e la scopa di saggina erano sempre con lei e tutte le notti le osservava con una strana idea che cominciava a baluginarle in testa.

Decise che era arrivato il momento di realizzare il proprio sogno, vendette la spada per una partita di calze da donna e tanti dolcetti. Riempì le calze con i dolciumi e, usando la scopa come appoggio, cominciò a distribuirli ai bambini… purtroppo questi avevano paura di lei! Pensò non fosse quello il giusto modo per renderli felici e, come se una vocina le avesse sussurrato in un orecchio, comprese ciò che doveva essere fatto. Sorrise, come aveva potuto non pensarci prima? Eppure Babbo Natale glielo aveva suggerito tanti inverni prima!

Quella notte stessa, quando tutti i bimbi erano a letto immersi nei propri sogni, Rosalba si mise cavalcioni sulla scopa di saggina e spiccò il volo. Volò senza mai stancarsi sopra i tetti delle case distribuendo calze colme di dolci a tutti i bambini. Finalmente era di nuovo felice, e continuò quella tradizione per tutti gli anni a venire.

Quando non era impegnata nel proprio mondo raggiungeva Babbo Natale sulla Terra per farsi due chiacchiere davanti a un piatto di biscotti e una tazza di latte caldo e miele, come due vecchi amici. E poiché era piacevole stare in compagnia di quel vecchio brontolone di rosso vestito, decisero di rendere felici i bambini di entrambi i loro mondi. Da quel momento sulla Terra si festeggiò l’arrivo della Befana.

© 2017 by Pietro Ferruzzi.

Autore
Pietro Ferruzzi
Pietro FerruzziSono nato a Firenze nel lontano 1976, un venerdì, esattamente il 17, non aggiungo altro. Sono laureato in Biologia e dopo 15 anni di Laboratorio adesso mi occupo di scartoffie nella ricerca Clinica. Tutta questa scienza ha fatto scattare in me il desiderio di evadere: la lettura e la scrittura di libri fantasy è stata la chiave...



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